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Medvedev: Questa Russia non funziona

La Stampa - 13.11.2009


ANNA ZAFESOVA Modernizzazione: sembra questa la parola chiave che Dmitry Medvedev ha scelto per la sua presidenza, per uscire dall'ombra del suo predecessore e ora premier Vladimir Putin. Dopo aver sconvolto il mondo politico moscovita pubblicando, due mesi fa, un articolo-manifesto dal titolo «Avanti, RUSSIA» sul giornale online dell'opposizione liberale Gazeta.ru, ieri il giovane presidente russo ha ribadito il concetto all'appuntamento istituzionale dell'anno: il discorso davanti alle camere riunite, al governo, ai governatori e ai leader religiosi (oltre che al popolo russo collegato in diretta tv) al Cremlino.

«La RUSSIA va modernizzata da capo a piedi», ha annunciato Medvedev, al suo secondo discorso del genere in un anno e mezzo di presidenza. Ma a mandare brividi lungo la schiena della nomenclatura seduta nella sontuosa sala San Giorgio del Cremlino non e' stato solo lo slogan, ma i dettagli in cui e' stato articolato. La RUSSIA, secondo il suo presidente, non puo' piu' basare la sua «economia primitiva sulle materie prime e sulle inefficienti holding statali che non hanno futuro», ma cercare tecnologie innovative e dare maggiore liberta' alle imprese. Ne' si puo' continuare con l'attuale assetto di «una societa' arcaica, nella quale i leader pensano e decidono per tutti> >, mentre bisogna «diventare una societa' di persone intelligenti, libere e responsabili».

Non bastasse, Medvedev ha anche proposto una serie di misure concrete per favorire la democratizzazione: l'abbassamento della soglia di ingresso in parlamento per i partiti e una stretta sul voto anticipato e l'obbligo della raccolta firme per i candidati (due clausole che hanno permesso alle elezioni di favorire il partito di Putin RUSSIA Unita). Va cambiato anche l'assetto ideologico: «Il nostro prestigio e benessere non possono fondarsi per sempre sulle conquiste del passato». Putin, in prima fila, e' apparso impassibile di fronte a questo attacco diretto a quelli che sono stati i capisaldi del suo regno.

Del resto, il premier puo' contare ancora sia su una fortissima popolarita' tra i russi che sull'appoggio proprio di quelle lobby che Medvedev ha citato, come quelle della burocrazia e delle corporazioni statali. L'ingresso dell'ex zar nella sala San Giorgio e' stato salutato dai presenti con un applauso fragoroso, quasi un segnale di solidarieta' da parte della nomenclatura. Anche Medvedev e' stato applaudito, piu' volte, ma senza lo stesso entusiasmo. Ma resta il presidente, e ha mostrato - dopo una serie di uscite per smarcarsi da Putin che avevano un valore piu' simbolico che pratico - di voler agire: il giorno prima del suo discorso il procuratore generale Chaika (ex fedelissimo putiniano) ha pubblicato un rapporto che dichiara inefficienti quando non corrotte le corporation statali create su iniziativa del presidente precedente, proponendone l'abolizione o l'azionariato. Secondo molti esperti, il tentativo di Medvedev di tagliare il cordone ombelicale con il suo mentore politico e' per ora solo retorico. Ma l'inchiesta sulle «Kremlin corporation» e' un segno che a Mosca potrebbe aprirsi presto una guerra vera.

o Grosso.